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Non scrivo storie. Costruisco mondi in cui entrare.

15 set
Tempo di lettura: 3 min

Barbara Maso davanti a cinque portali che rappresentano i mondi dei suoi libri horror e dark fantasy

Per molto tempo ho pensato che i miei libri fossero molto diversi tra loro.

Zombie. Sogni. Demoni. Realtà che cominciano a incrinarsi. Piccoli incubi. Pirati, maledizioni e porti che, diciamocelo, sarebbe decisamente meglio non visitare.

Messa così, sembra che io abbia qualche problema a decidere che cosa voglio scrivere.

E forse è anche vero.

Ma mentre rimettevo mano ai miei libri e costruivo questo nuovo sito, mi sono accorta di una cosa.

C'è qualcosa che li unisce tutti.

Non mi interessa soltanto raccontarti una storia.

Voglio farti entrare dentro.


Cinque mondi. Cinque modi diversi di perdersi.


Ne Il Canto del Mare Morto — L'incubo del Porto dei Silenzi, non volevo che il lettore si limitasse a seguire Elias e gli altri personaggi.

Volevo mettergli una scelta davanti.

Volevo che fosse lui a decidere quale rotta seguire, sapendo che ogni decisione avrebbe potuto aprire qualcosa, chiudere qualcos'altro o condurlo esattamente dove non avrebbe voluto arrivare.

In quel mondo la parola è scegliere.

Poi c'è Né morti, né più vivi.

Il mondo è crollato, i morti camminano e Aiden, Olli, Owen e Connor devono attraversare ciò che ne rimane.

Ma non ho mai pensato che il vero cuore di quella storia fossero soltanto gli zombie.

Mi interessava ciò che succede alle persone quando togli loro tutto.

Quando fidarsi può essere pericoloso. Quando una decisione sbagliata può costare una vita. Quando continuare a essere umani può diventare più difficile che restare vivi.


Qui la parola è sopravvivere.


Con La Viaggiatrice dei Sogni, invece, volevo attraversare un confine.

Cloe scopre che alcuni sogni non sono semplicemente sogni. Esistono luoghi, presenze e creature dall'altra parte. E più impari a vedere ciò che normalmente rimane nascosto, più diventa difficile stabilire dove finisca un mondo e cominci l'altro.


La sua parola è attraversare.


Poi è arrivato LORO.

Santa Barbara. Il sole. L'oceano. Una realtà apparentemente normale.

Finché qualcosa smette di tornare.

Con Juditte, Caroline ed Edward volevo giocare con una paura completamente diversa: quella di guardare qualcosa che conosci perfettamente e, improvvisamente, non essere più sicuro di ciò che stai vedendo.


Qui la parola è dubitare.


E infine ci sono le Piccole Storie Terrifiche.

Dieci racconti. Dieci porte. Dieci modi diversi di incontrare qualcosa che avresti preferito lasciare dall'altra parte.

Perché l'orrore non deve necessariamente vivere in un castello abbandonato o arrivare nel cuore della notte.

A volte è molto più interessante quando si nasconde dentro qualcosa che, fino a un secondo prima, sembrava assolutamente normale.


La parola, questa volta, è semplicissima.

Paura.


Forse è per questo che non ho mai scelto un solo genere.


Quando comincio una storia raramente mi chiedo:

“Che genere voglio scrivere?”

Molto più spesso parto da un'immagine.

Da un luogo.

Da una sensazione.

Da una domanda che continua a girarmi in testa e che, evidentemente, decide di non lasciarmi in pace finché non le costruisco intorno un'intera storia.

A volte da quella domanda nasce una città infestata dai morti.

A volte nasce un sogno.

A volte Santa Barbara smette di essere ciò che sembra.

A volte vengono fuori dieci piccoli incubi.

E qualche volta compare un porto avvolto nella nebbia e io finisco per costruirci intorno più di mille pagine.

Sì.

Su quest'ultima cosa forse mi sono fatta prendere leggermente la mano.

Ma credo che sia proprio questo il filo che unisce tutto quello che scrivo.

Mi piace costruire luoghi nei quali il lettore possa entrare.

E mi piace ancora di più quando, una volta entrato, non è più completamente sicuro di riuscire a uscirne nello stesso modo.


Anche questo sito è cambiato per questo


Quando ho deciso di rifare barbaramaso.com, a un certo punto mi sono resa conto che non volevo più una semplice vetrina.

Una copertina.

Un titolo.

Un pulsante “Compra”.

Un'altra copertina.

Non mi rappresentava.

Se passo mesi — e qualche volta anni — a costruire un mondo, perché dovrei ridurlo a una fotografia di un libro?

Così ho ricominciato da capo.

Ho dato a ogni storia il proprio spazio, la propria atmosfera e soprattutto una porta.

Ora puoi raggiungere il Porto dei Silenzi.

Puoi entrare in un mondo devastato dall'epidemia.

Puoi attraversare i sogni di Cloe.

Puoi cominciare a dubitare della realtà insieme a Juditte.

Oppure puoi aprire una delle dieci porte delle mie Piccole Storie Terrifiche.

Non so quale sceglierai.

Ma finalmente questo sito assomiglia molto di più al modo in cui ho sempre immaginato le mie storie.

Non come qualcosa da guardare da fuori.

Come qualcosa in cui entrare.

Le porte adesso ci sono.

A te resta soltanto scegliere quale aprire per prima.


Barbara



 
 
 

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